martedì 13 ottobre 2009

peter walker - spanish guitar


peter walker è un signore con la barba bianca lunga, una specie di mostro delle sei corde.
ha inciso due album negli anni '60, esplorando il suono indiano dei raga;
cosa siano i raga, sarebbe lungo da spiegare in questa sede: in breve, sono strutture musicali basate su variazioni rispetto a scale base, a tal punto figlie della cultura indiana, che esistono raga per ogni stagione e diversi raga per ogni singolo giorno, così come la struttura temporale nella concezione indiana è suddivisa in cicli di stagioni e di giorni.

poi il signor peter è scomparso per un bel po'

era andato a studiare la tecnica chitarristica del flamenco, stile musicale che a suo dire ha influenzato gran parte degli attuali stili occidentali, essendo a sua volta influenzata dalle tradizioni musicali dell'antico Oriente.
spanish guitar è un gioiello, un concentrato di ineccepibile bravura e ispirato sentimento.
molto spesso ipertecnico è sinonimo di anestetico, emozionalmente anestetico; ma non per questi 37 minuti.
saranno le radici che vengono da lontano, o il fatto di essere tutto completamente registrato dal vivo, o sarà semplicemente il suono di una sola chitarra sospesa nel tempo, a rendere "spanish guitar" un album bellissimo.

lunedì 21 settembre 2009

mike nell'etere

in un certo giorno anche ad albert einstein toccò morire
non aveva pensato alla sua tomba, per quanto possiamo certamente affermare che in vita si era dato un bel da fare a pensare e a teorizzare cose che stavano sia in cielo che in terra.
ad esempio aveva detto alla gente: vedete che non c'è nessun etere, al massimo c'è il campo elettromagnetico.
un uomo di nome Lebbeus Woods
propose di lanciare la sua salma nello spazio, all'interno di una navicella-tomba che lui aveva disegnato: lebbeus era un bravo disegnatore, lo vedete dall'immagine qui sopra.
il suo corpo avrebbe solcato vuoti infiniti e correnti elettromagnetiche, e la sua vita dopo la morte sarebbe stata come andare in un posto di cui fino ad allora s'erano viste solo cartoline.
non se ne fece niente, lo si cremò.
ora dico io è morto mike buongiorno
mandiamoci lui, il re dell'etere, ad orbitare tra i satelliti della sua creatura tv.

plattenbau, ti ricordi?

cominciati gli anni Sessanta del secolo scorso ci fu un po' ovunque in Europa la necessità di costruire e di farlo subito.
ogni governo emanò leggi nelle righe delle quali era descritta l'espansione che centinaia di città europee avrebbero avuto in quegli anni, più o meno ordinatamente.
i "plattenbau" nella germania dell'est spopolarono, venendo popolate da una larga fetta di popolazione che cercava case decenti ad affitti non troppo alti.
si trattava di edilizia pubblica tirata su in fretta e furia grazie a tecnologie costruttive che si basavano sulla prefabbricazione: solai e murature erano costituiti da grandi pannelli di calcestruzzo armato, andavano solo assemblati e rifiniti sul posto.
lo stato socialista pareva tenere, il muro di berlino anche, così come la guerra fredda
figurarsi le stecche di plattenbau in periferia, gli appartamenti saranno dovuti sembrare delle reggie, e avranno infuso un cauto ottimismo in chi li abitava, alla faccia dei cugini dell'ovest.
poi è caduto il muro e tante altre cose
certe città dell'est si sono svuotate neanche tanto gradualmente; i cambiamenti (i cambiamenti!!) portati da una nuova economia hanno cominciato a riplasmare anche i centri delle città dell'est, offrendo diverse possibilità di vita nella dimensione urbana.
la gente se ne andava dai plattenbau. gli appartamenti erano troppo grandi per i tempi che correvano, e gli affitti non convenivano più: altre logiche, o ideologie, stavano disegnando gli spazi della vita privata dei tedeschi dell'est.
ma nel 2009, chiamata per un intervento pubblico ad Halle, l'artista Dagmar Schmidt fa una gran cosa: preleva e seziona dei muri originali delle dimenticate plattenbau, li posa sul terreno e arreda le stanze che ne risultano con poltroncine, comodini, sedie e tavoli di cemento riciclato.
il risultato fa una certa impressione, sembra di vedere certi resti pompeiani
la gente arriva, si fa un giro, si siede, sorride, sente la durezza del cemento.
e forse ricorda




lunedì 29 giugno 2009

natural snow buildings - slayer of the king of hell

diciamo pure senza remore che questa musica ti raggiunge, toglie la sedia dove sei seduto e con impercettibile movimento del sopracciglio ti invita a seguirla.
analizzando il titolo puoi capire al volo che non sarà un viaggetto nei boschi a raccogliere le more, o una dolce melodia che ti farà ripercorrere i bei ricordi degli amori perduti, o chennesò, luciano ligabue.
introducono il lato A 4 e più minuti di suono sinistro e indistinto, come se qualcuno avesse pensato "prendiamo esta selva selvaggia aspra e forte che rinnova la paura al sol pensiero, e musichiamola": il tempo di abituarti, di farci l'orecchio, di pensare che questi droni in fondo possano essere suoni piacevoli, che all'improvviso ci trovi ben poco da ridere.
si fa spazio una percussione ancestrale, torbida, ipogea, pare di starci davanti a questo four armed protector (che dà il nome al lato A), con tutti gli scampanellii sinistri che ne seguono i movimenti.
dopodichè è una discesa negli inferi, imponente, inesorabile
il resto è meglio non svelarlo, se si arriva sani e salvi al lato B.
sono francesi e si chiamano natural snow buildings, il disco è "Slayer of the king of hell", uscito solo su cassetta nel 2008
ed è abbastanza epico

giovedì 4 giugno 2009

andrew bird - the mysterious production of eggs

una cosa curiosa è il titolo di quest'album, che già l'uovo è cosa misteriosa in sè, figurarsi la produzione misteriosa di una cosa misteriosa
se poi uno decide di farne il titolo di un disco, già misteriosamente si dispone meglio all'ascolto.
una cosa curiosa è la copertina, davvero molto bella, con un'immagine di un animale misterioso, e sotto la scritta del titolo misterioso di cui sopra
se poi uno decise di farne la copertina di un disco,
già misteriosamente si dispone meglio all'ascolto.
una cosa curiosa è venire a conoscenza dell'esistenza di questo disco, datato 2005, che pare una vita fa, misteriosamente consigliato da una persona curiosa
se poi uno decide di farne vdcmusic7, già misteriosamente si dispone meglio all'ascolto.
scritto benissimo
pop
da fischiettare
cantautoriale
da ascoltare bene
perchè pare facile da ascoltare
ma è misteriosamente facilissimo
e se vogliamo curiosamente originale

The Mysterious Production Of Eggs
by Andrew Bird, Righteous Babe 2005






giovedì 28 maggio 2009

chi era john henry


john era uno con le palle
un tizio di colore letteralmente grande e grosso che tutti dicevano "guardalo john, è nato col martello in mano"; menava le martellate sul ferro, menava pure le rotaie nei loro tragitti verso la nuova america.
insomma faceva le ferrovie più o meno all'inizio del novecento, quelle con quei vagoni che si vedono nei film che passano tra le montagne, che gli indiani pensano sempre che c'è un sacco di robba dentro, con le signore con quei cappelli un po' così e i signori che c'avevano i contanti col panciotto e l'orologio che ogni tre per due si rallegravano dell'incalzante progresso tecnologico, e quanto è veloce questa locomotiva e gradisce un sigaro.
un bel giorno che john stava lavorando con la sua supersquadra di operai lungo la ferrovia chesapeake-ohio gli si presenta il capo e gli dice tanti saluti ragazzi, il lavoro che dieci di voi fanno in un giorno questo coso qua tutto di metallo tutto meccanico tutto che fa casino e sbuffa fumo lo fa da solo in tre orette. salutatemi le vostre mogli.
o cazzo
avrà pensato john henry
dice aspetta un attimo
perchè scusa
noi siamo meglio
con noi ti puoi pure fare una chiacchierata
sfido la tua macchina: lavoriamo contemporaneamente e vediamo chi produce di più
e comincia a dargli giù col martello, ma seriamente: la macchina pure
vinse john henry: poi dallo sforzo collassò e morì.
vinse la macchina, uno steam powered hammer
non lavorò più nessuno
lo steam powered hammer non ha nessuna canzone dedicatagli
john henry non si contano

Part 1: Field Recordings & 78rpm records


1.Anonymous prisoners, from “Alan Lomax’s Prison Songs Vol.2: Don’tcha Hear Poor Mother Calling?

2.Arthur Bell, from “Afro-American Spirituals,worksongs and ballads”

3.Rich Amerson, from “Negro Folk Music of Alabama, Vol. 3″

4.Willie Turner, from “Negro Folk Music of Alabama, Vol. 6″

5.Ed Lewis, from “Southern Journey Vol. 5: Bad Man Ballads – Songs of Outlaws and Desperadoes”

6.Guitar Welch, Hogman Maxey, & Robert Pete Williams, from “Angola Prison Worksongs”

7.Blind John Davis, from “Field Recordings Vol. 2: North & South Carolina, Georgia…”

8.Reese Crenshaw, from “Field Recordings Vol. 2: North & South Carolina, Georgia…”

9.Leadbelly, from “Lead Belly’s Last Sessions”

10.”John Henry Blues”, Fiddlin’ John Carson, from “Vol. 1 (1923-1924) – Complete Recorded Works In Chronological Order”

11.”Gonna Die With My Hammer in My Hand Curry”,The Williamson Brothers, from the Anthology

12.”John Henry Blues”, Two Poor Boys, from “American Primitive – Volume 2 – Pre-war Revenants 1897-1939″

13.Riley Puckett, from “Guitare Country : From Old Time To Jazz Times 1926-1950″

14.The Skillet Lickers, from “Volume 1 (1926-1927)”

15.Henry Thomas, from “Texas Worried Blues”

16.”John Henry Blues”, Earl Johnson, from “Mountain Blues”

17.Deford Bailey, from “Best of Blues Vol.1 : Harmonica Genius Deford Bailey “

18.”Death Of John Henry (Steel Driving Man)”, Uncle Dave Macon, from “Classic Sides New York 1924-1926″

Part 2: THE BLUES

1.Snooks Eaglin, from “Country Boy Down In New Orleans”

2.Etta Baker with Taj mahal, from “Sisters Of The South”

3.John Jackson, from “Don’t Let Your Deal Go Down”

4.Pink Anderson, from “Gospel, Blues And Street Songs”

5.Hobart Smith, from “In Sacred Trust: The 1963 Fleming Brown Tapes”

6.John Cephas and Phil Wiggins, from “Richmond Blues”

7.Lonzie Thomas, from “Lonzie Thomas”

8.Muddy Waters And Memphis Slim, from “Chicago Blues Masters, Vol. 1″

9.Furry Lewis, from “Shake ‘Em On Down”

10.Jesse Fuller, from “San Francisco Bay Blues”

11.Peg Leg Sam, from “Early In The Morning”

12.Lesley Riddle, from “Classic Mountain Songs from Smithsonian Folkways”

13.John Lee Hooker, from “Jack O’Diamonds”

14.Fred MacDowell, from “When I Lay My Burden Down”

15.Brownie McGhee and Sonny Terry, from “Brownie McGhee and Sonny Terry Sing”

16.Ed Cabbell, from the Digital Library of Appalachia

17.Big Bill Broonzy with Pete Seeger, from “Big Bill Broonzy sings folk songs”

18.John Renbourn, from “John Renbourn”

19.Mike Seeger, from “Early Southern Guitar Sounds”

20.Kristina Olsen, from ”Kristina Olsen”


Part 3: Country, Bluegrass, Old-time

1.Johnny Cash, from “Blood,Sweat and Tears”

2.Fred Cockerham and Kyle Creed, from “Clawhammer Banjo, Volume One”

3.The Stanley Brothers, from “Shadows Of The Past”

4.Glen Smith, from “Clawhammer Banjo, Volume Three”

5.Roscoe Holcomb, from “Friends Of Old Time Music”

6.Glen Stoneman, from “Southern Journey Vol. 2: Ballads and Breakdowns”

7.Doc Watson & Clarence Ashley, from “Original Folkways Recordings Of Doc Watson And Clarence Ashley, 1960-1962″

8.New Lost City Ramblers, from “Volume 5″

9.Dock Boggs, from “His Folkways Years 1963-1968 “

10.Bill Cornett, from “Mountain Music Of Kentucky”

11.Hazel and Alice, from “Pioneering Women of Bluegrass”

12.”New John Henry”, Bill Monroe, from “Bill Monroe sings Country Blues”

13.Buell Kazee, from “Buell Kazee Sings and Plays”

14. J.C. and Vernon Sutphin, from “The Stoneman Family – Sutphin, Foreacre, and Dickens”

15.Tommy Jarrell, from “Legacy of Tommy Jarrell, Volume 3: Come and Go with Me”

16.Don Reno & Red Smiley, from “On Stage”

17. The Lilly Brothers, from “Early Recordings”

18.Merle Travis, from “The Guitar Player”

19.Doc Watson, from “Songs for Little Pickers”

20.Larry Richardson and the Blue Ridge Boys With Buddy Pendleton, from “Larry Richardson and the Blue Ridge Boys With Buddy Pendleton On Fiddle”

21.Art Rosenbaum, from “Five-string banjo”

22.Bruce Molsky & Big Hoedown, from “Bruce Molsky & Big Hoedown”


Part 4: Black banjo players and string bands/ Instrumentals

1.Joe Thompson and Odell Thompson, from ”Black Banjo Songsters of North Carolina & Virginia”

2.James Roberts, from “Black Banjo Songsters of North Carolina & Virginia”

3.Homer Walker, from “Digital Library of Appalachia”

4.Leonard Bowles & Irvin Cook, from “Digital Library of Appalachia”

5.Big Sweet Lewis Hairston, from “Digital Library of Appalachia”

6.Blind James Campbell And His Nashville Street Band, from “B.J.C and his Nashville Street Band”

7.Jack Sims/Virgil Perkins, from “Folk Music U.S.A.: Vol. 1″

8.Howard Armstrong, from “Louie Bluie”

9.(autoharp) Kilby Snow, from “Masters of Old-time Country Autoharp”

10.(banjo) Winnie Winston, from “The Old-time Banjo Project”

11.(dulcimer) I-D Stamper, from “Digital Library of Appalachia”

12.(banjo) Casey Helton, from “Digital Library of Appalachia”

13.(fiddle and banjo) W.L. Gregory & Clyde Davenport, from “Digital Library of Appalachia”

14.(piano) Blind John Davis, from “Blind John Davis”

15.”John Henry Medley” (banjo), Tony Trischka, from “Territory”

16.(mandolin and guitar) Jim & Bill Fuller, from “Digital Library of Appalachia”

17.(piano) Janis Carper, from “Digital Library of Appalachia”

18.(autoharp) Harvey Reid, from “The Autoharp Album”

19.(accordion) John Willis Tolliver, from “Digital Library of Appalachia”

20.(Piano) Abe Spangler, from “Digital Library of Appalachia”


Part 5: The Folk Revival & Beyond

1.The Golden Gate Quartet & Josh White, from ”Freedom: At the Library of Congress (1940)”

2.Pete Seeger, from ”American Favorite Ballads, Vol. 1″

3.Aaron Copland & London Symphony Orchestra, from “The Copland Collection: Orchestral & Ballet Works”

4.”Legend Of John Henry”, Hoyt Axton, from “The Greatest Stars Of Folk Music”

5.John Jacob Niles, from “I Wonder As I Wander”

6.Lonnie Donegan, from “The Excellence of…”

7.Harry Belafonte, from “The Original Calypso and Other Folk Songs”

8.Woody Guthrie & Cisco Houston, from “American Roots- A History Of American Folk Music”

9.”The Saga Of John Henry “,The Smothers Brothers, from “Sibling Revelry”

10.Odetta, from “Live in concert”

11.Paul Robeson, from “The Originals – Spirituals”

12.Paul Clayton, from “Dulcimer Songs and Solos”

13.Richard Dyer-Bennet, from “Richard Dyer-Bennet #5″

14.Bob Gibson, from “Yes I See”

15.Counterpoint, Robert De Cormier, conductor, from “Let Me Fly: Music of Struggle, Solace, and Survival in Black America”

16.”Young John Henry”, The Shake ‘Em Ups, from ‘The Shake ‘Em Ups’

17.Bill Smith, from “Folk Jazz”

18.The Gun Club, from “Da Blood Done Signed My Name”

19.Bruce Springsteen, from “We Shall Overcome – The Seeger Sessions”

20.”John Henry Variations”, John Fahey, from “Death Chants, Breakdowns and Military Waltzes”