venerdì 13 novembre 2009

il resort non è qui

Il resort non è qui from massimomask on Vimeo.

titolo originale: Il resort non è qui. Cronache di esistenze ad un passo dal divertimento;

paese: italia;

anno: 2009;

durata: 19 min;

genere: documentario/drammatico/demenziale;

regia: massimo dicecca & ombretta russo;

sceneggiatura: massimo dicecca & ombretta russo;

riprese: raffaele dicecca;

montaggio: massimo dicecca;

colonna sonora:
jevetta steel- calling you
chrome cranks- lost time blues
micah p. hinson and the opera circuit- she don't own me.


martedì 13 ottobre 2009

peter walker - spanish guitar


peter walker è un signore con la barba bianca lunga, una specie di mostro delle sei corde.
ha inciso due album negli anni '60, esplorando il suono indiano dei raga;
cosa siano i raga, sarebbe lungo da spiegare in questa sede: in breve, sono strutture musicali basate su variazioni rispetto a scale base, a tal punto figlie della cultura indiana, che esistono raga per ogni stagione e diversi raga per ogni singolo giorno, così come la struttura temporale nella concezione indiana è suddivisa in cicli di stagioni e di giorni.

poi il signor peter è scomparso per un bel po'

era andato a studiare la tecnica chitarristica del flamenco, stile musicale che a suo dire ha influenzato gran parte degli attuali stili occidentali, essendo a sua volta influenzata dalle tradizioni musicali dell'antico Oriente.
spanish guitar è un gioiello, un concentrato di ineccepibile bravura e ispirato sentimento.
molto spesso ipertecnico è sinonimo di anestetico, emozionalmente anestetico; ma non per questi 37 minuti.
saranno le radici che vengono da lontano, o il fatto di essere tutto completamente registrato dal vivo, o sarà semplicemente il suono di una sola chitarra sospesa nel tempo, a rendere "spanish guitar" un album bellissimo.

lunedì 21 settembre 2009

mike nell'etere

in un certo giorno anche ad albert einstein toccò morire
non aveva pensato alla sua tomba, per quanto possiamo certamente affermare che in vita si era dato un bel da fare a pensare e a teorizzare cose che stavano sia in cielo che in terra.
ad esempio aveva detto alla gente: vedete che non c'è nessun etere, al massimo c'è il campo elettromagnetico.
un uomo di nome Lebbeus Woods
propose di lanciare la sua salma nello spazio, all'interno di una navicella-tomba che lui aveva disegnato: lebbeus era un bravo disegnatore, lo vedete dall'immagine qui sopra.
il suo corpo avrebbe solcato vuoti infiniti e correnti elettromagnetiche, e la sua vita dopo la morte sarebbe stata come andare in un posto di cui fino ad allora s'erano viste solo cartoline.
non se ne fece niente, lo si cremò.
ora dico io è morto mike buongiorno
mandiamoci lui, il re dell'etere, ad orbitare tra i satelliti della sua creatura tv.

plattenbau, ti ricordi?

cominciati gli anni Sessanta del secolo scorso ci fu un po' ovunque in Europa la necessità di costruire e di farlo subito.
ogni governo emanò leggi nelle righe delle quali era descritta l'espansione che centinaia di città europee avrebbero avuto in quegli anni, più o meno ordinatamente.
i "plattenbau" nella germania dell'est spopolarono, venendo popolate da una larga fetta di popolazione che cercava case decenti ad affitti non troppo alti.
si trattava di edilizia pubblica tirata su in fretta e furia grazie a tecnologie costruttive che si basavano sulla prefabbricazione: solai e murature erano costituiti da grandi pannelli di calcestruzzo armato, andavano solo assemblati e rifiniti sul posto.
lo stato socialista pareva tenere, il muro di berlino anche, così come la guerra fredda
figurarsi le stecche di plattenbau in periferia, gli appartamenti saranno dovuti sembrare delle reggie, e avranno infuso un cauto ottimismo in chi li abitava, alla faccia dei cugini dell'ovest.
poi è caduto il muro e tante altre cose
certe città dell'est si sono svuotate neanche tanto gradualmente; i cambiamenti (i cambiamenti!!) portati da una nuova economia hanno cominciato a riplasmare anche i centri delle città dell'est, offrendo diverse possibilità di vita nella dimensione urbana.
la gente se ne andava dai plattenbau. gli appartamenti erano troppo grandi per i tempi che correvano, e gli affitti non convenivano più: altre logiche, o ideologie, stavano disegnando gli spazi della vita privata dei tedeschi dell'est.
ma nel 2009, chiamata per un intervento pubblico ad Halle, l'artista Dagmar Schmidt fa una gran cosa: preleva e seziona dei muri originali delle dimenticate plattenbau, li posa sul terreno e arreda le stanze che ne risultano con poltroncine, comodini, sedie e tavoli di cemento riciclato.
il risultato fa una certa impressione, sembra di vedere certi resti pompeiani
la gente arriva, si fa un giro, si siede, sorride, sente la durezza del cemento.
e forse ricorda




lunedì 29 giugno 2009

natural snow buildings - slayer of the king of hell

diciamo pure senza remore che questa musica ti raggiunge, toglie la sedia dove sei seduto e con impercettibile movimento del sopracciglio ti invita a seguirla.
analizzando il titolo puoi capire al volo che non sarà un viaggetto nei boschi a raccogliere le more, o una dolce melodia che ti farà ripercorrere i bei ricordi degli amori perduti, o chennesò, luciano ligabue.
introducono il lato A 4 e più minuti di suono sinistro e indistinto, come se qualcuno avesse pensato "prendiamo esta selva selvaggia aspra e forte che rinnova la paura al sol pensiero, e musichiamola": il tempo di abituarti, di farci l'orecchio, di pensare che questi droni in fondo possano essere suoni piacevoli, che all'improvviso ci trovi ben poco da ridere.
si fa spazio una percussione ancestrale, torbida, ipogea, pare di starci davanti a questo four armed protector (che dà il nome al lato A), con tutti gli scampanellii sinistri che ne seguono i movimenti.
dopodichè è una discesa negli inferi, imponente, inesorabile
il resto è meglio non svelarlo, se si arriva sani e salvi al lato B.
sono francesi e si chiamano natural snow buildings, il disco è "Slayer of the king of hell", uscito solo su cassetta nel 2008
ed è abbastanza epico

giovedì 4 giugno 2009

andrew bird - the mysterious production of eggs

una cosa curiosa è il titolo di quest'album, che già l'uovo è cosa misteriosa in sè, figurarsi la produzione misteriosa di una cosa misteriosa
se poi uno decide di farne il titolo di un disco, già misteriosamente si dispone meglio all'ascolto.
una cosa curiosa è la copertina, davvero molto bella, con un'immagine di un animale misterioso, e sotto la scritta del titolo misterioso di cui sopra
se poi uno decise di farne la copertina di un disco,
già misteriosamente si dispone meglio all'ascolto.
una cosa curiosa è venire a conoscenza dell'esistenza di questo disco, datato 2005, che pare una vita fa, misteriosamente consigliato da una persona curiosa
se poi uno decide di farne vdcmusic7, già misteriosamente si dispone meglio all'ascolto.
scritto benissimo
pop
da fischiettare
cantautoriale
da ascoltare bene
perchè pare facile da ascoltare
ma è misteriosamente facilissimo
e se vogliamo curiosamente originale

The Mysterious Production Of Eggs
by Andrew Bird, Righteous Babe 2005